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Politici, tecnici, opinionisti stanno tentando disperatamente di far comprendere l'importanza di andare alle urne il 12 e il 13 giugno per i Referendum.
La partita più importante si gioca infatti sulla privatizzazione di un bene pubblico come l'acqua e sulla possibilità di costruire sul territorio italiano impianti di produzione di energia nucleare.
Per una volta quindi i Referendum tornano ad interessare questioni NON DELEGABILI AL LEGISLATORE, ma di una portata tale da richiedere che tutti i cittadini possano esprimersi su quale futuro assicurare a se stessi e alle generazioni a venire in materia di gestione di beni pubblici come l'acqua e l'aria.
A 90 anni questo umile, grandissimo uomo delle istituzioni e della cultura italiana ci regala una sorta di eredità dal valore incommensurabile. Carlo Azeglio Ciampi ci parla di dignità individuale e collettiva, ci richiama al rispetto dell'etica e delle istituzioni, ricorda alla scuola il compito di istruire, ma anche di testimoniare modelli di vita.
La commozione nello svelare sentimenti strettamente personali e il ricordo del testamento della sua bisnonna, vergato a mano, che inizia con "Siate religiosi e onesti!", sono passaggi toccanti di un'intervista che andrebbe, a mio personale parere, proposta nelle scuole.
Forse facciamo ancora in tempo sperare... in un Paese migliore.
Se vi interessa il libro di Ciampi appena uscito "Non è il paese che sognavo", cliccate qui.
Ho letto un interessantissimo intervento di Gigi Monello, insegnante di Liceo, sul ruolo della televisione italiana nella trasformazione della nostra società negli ultimi 30 anni e che, inevitabilmente, ha finito per interessare anche la scuola.
E' un'analisi lucidissima e profonda, che vi invito a leggere e un richiamo a non sottovalutare quali conseguenze possono causare l'assuefazione allo squallore che transita attraverso i tubi catodici.
Per fortuna che hanno inventato RAI Storia....
Professori & Papere
di Gigi Monello
"C’è, in Tv, un’allegra trasmissione di capitomboli, urti e sbattimenti. La ammannisce una rete privata; è longeva e apparentemente innocente. È “Paperissima”, la gaia rubrica di disgrazie ed accidenti vari con sottofondo di risate e marcette.
Mi sono preso la briga di seguirne una intera puntata di mezzo Agosto; eccone il menu: 1) due giapponesini giocano gentilmente a puntarsi l’emissione di un phon direttamente in faccia; 2) motociclette schizzano a pazza velocità con cadute rovinose dei piloti; 3) leone scorreggia, con abbondanti materiali escrementizi gioiosamente proiettati a distanza; 4) acquascooter finisce a folle velocità su una riva piena di gente; 5) piccola rissa tra bambini per motivi non chiari; 6) altalena si ribalta, con piccolo utente che cade a terra di testa; 7) improvvisa frana di ghiaccio e neve davanti a porta finestra, con bambina che sobbalza; 8) gentile intermezzo: veline con grosse tette che ballano; 9) bambina si leva una caccola dal naso e la infila nella bocca della bambola; 10) bambina sputa, per ritorsione, in faccia all’amichetta rea di averle spento la candelina sulla torta del compleanno. Ecco una trasmissione televisiva di successo, nell’anno del Signore 2009.
E' stata una straordinaria serata quella proposta da Fazio e dedicata a Roberto Saviano, l'altra sera in Tv. Tra l'altro premiata inaspettatamente dai dati sugli ascolti, considerato che con il 19% è risultato il programma più visto del prime time ed ha battuto le reti ammiraglie rai e mediaset, a dimostrazione che sono tutte cretinate quelle tesi secondo cui il pubblico sceglie solo le banalità propinate giornalmente sotto forma di reality, fiction, e penosi talkshow. Se si propongono prodotti intelligenti, in grado di colpire non solo la pancia, ma anche la mente obnubilata degli spettatori, non si adempie solo ad un compito che dovrebbe essere connaturato alle finalità di chi amministra i mezzi di informazione e comunicazione, tento più se pubblico, ma si ottengono anche ottimi risultati di audience che oggi rappresentano l'unico obiettivo inseguito da tutti. Tra altri esempi analoghi mi vengono in mente gli straordinari successi delle performances di Marco Paolini o delle letture della Divina Commedia di Roberto Benigni.
Tutti sappiamo quanto nel progetto, per niente folle ma estremamente lucido, di Hitler di sterminare il popolo ebraico, fosse indicata la "soluzione finale" come una sorta di mimetizzazione del genocidio in atto.
A distanza di non troppi anni l'esistenza di persone che ricoprono anche ruoli importanti nella società che hanno la sfrontatezza di negare l'olocausto ed ironizzare sulla presenza di strumenti di morte come le camere a gas, derubricandoli a luoghi di disinfezione, significa continuare sulla strada dello sterminio.