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Capita spesso che, parlando di Intelligenza Artificiale a scuola, si finisca per ragionare su strumenti, funzioni e possibilità quasi infinite. Poi, però, arriva la domanda che conta davvero per un insegnante: “Va bene, ma domani mattina, nella mia classe, come posso utilizzarla concretamente?”.
È proprio da questa domanda che nasce una risorsa che ho ricevuto da Felice Sabbatini, docente di Scuola Primaria presso l’Istituto Villa Flaminia di Roma, e che ho trovato particolarmente interessante per l’approccio con cui prova a portare l’AI dentro la normale organizzazione didattica.
La sua proposta si chiama “Guida AI – Prompt Schedulati per la Programmazione Didattica” e raccoglie tre prompt strutturati per accompagnare il docente in tre momenti ricorrenti della settimana: progettare una lezione, intervenire su una difficoltà attraverso attività di recupero e predisporre una verifica.
L’idea di fondo è semplice ma, a mio avviso, importante: non lasciare all’AI la regia del lavoro didattico.
Il docente continua a decidere cosa sta facendo, quali sono gli obiettivi, cosa è realmente successo in classe e quali difficoltà sono state osservate. All’intelligenza artificiale viene affidato invece il compito di trasformare queste informazioni in una proposta operativa.
La guida lo dichiara esplicitamente: i prompt sono strumenti di supporto alla progettazione e non sostituiscono il giudizio professionale dell’insegnante.
L’idea dei “Prompt Schedulati”
Il termine è curioso e rende bene l’idea.
Non si tratta semplicemente di chiedere ogni volta a ChatGPT “preparami una lezione sulle frazioni”. Il docente dispone di una struttura già predisposta e, ogni settimana, interviene soltanto sulle informazioni che sono cambiate.
In particolare, la guida propone un [AGGIORNAMENTO SETTIMANALE], nel quale l’insegnante inserisce poche informazioni relative a ciò che sta accadendo realmente nella classe: argomenti in corso, obiettivi da consolidare, difficoltà osservate, esigenze organizzative.
Un esempio proposto nella guida è:
“Questa settimana lavoriamo sulla civiltà dei Greci. In matematica consolidiamo le frazioni. Vorrei un’attività facilitata per chi fatica a organizzare le informazioni. Abbiamo circa 45 minuti.”
È una modalità di lavoro interessante perché sposta il baricentro del prompt.
La parte “intelligente” non consiste nel raccontare tutto alla macchina, ma nel costruire una buona architettura che sappia utilizzare bene quelle poche informazioni.
La procedura prevista è infatti molto semplice: si salva il documento, si sceglie il prompt, si aggiorna la parte relativa alla settimana, si copia il prompt in una nuova conversazione e, se necessario, si aggiungono materiali o allegati. Il risultato viene poi letto e modificato dal docente.
È un modello che potrebbe risultare particolarmente interessante per chi è ancora alle prime armi con l’AI e non vuole ogni volta partire da una pagina bianca.
1. La “Doppia Corsia”: stessa meta, aiuti diversi
Il primo prompt è probabilmente il cuore dell’intero sistema.
Si chiama “Lezione a doppia corsia didattica” e nasce da un’esigenza che gli insegnanti della primaria conoscono molto bene: progettare un’attività comune mantenendo contemporaneamente la possibilità di offrire supporti diversi agli alunni che ne hanno bisogno.
La Corsia A è destinata alla proposta ordinaria.
La Corsia B propone invece una versione facilitata, guidata o semplificata, ma collegata allo stesso obiettivo.
Questo passaggio mi sembra particolarmente significativo perché evita una delle tentazioni più problematiche nell’uso dell’AI per l’inclusione: chiedere semplicemente di “fare un esercizio più facile”.
Qui la logica è diversa: stesso nucleo concettuale, stesso obiettivo, strumenti e livelli di supporto differenti.
La guida chiede esplicitamente al prompt di mantenere, quando possibile, lo stesso obiettivo intervenendo sugli aiuti, sulle consegne, sui supporti visivi, sulle parole chiave, sulle tabelle o sulla suddivisione in passaggi.
E c’è un altro aspetto molto concreto: la doppia corsia non presuppone la presenza di due insegnanti.
Il prompt è stato pensato per una situazione nella quale un unico docente deve gestire l’intera classe, passando dalla proposta comune alla facilitazione senza interrompere il lavoro degli altri alunni.
È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché una proposta può essere didatticamente brillante, ma se richiede contemporaneamente tre insegnanti, sei dispositivi, materiali introvabili e quaranta minuti di preparazione… difficilmente entrerà nella quotidianità di una classe.
2. La “Valigetta di Pronto Soccorso Didattico”
Il secondo prompt affronta un’altra situazione molto frequente: quando emerge una difficoltà e serve rapidamente un’attività breve per intervenire.
La metafora della “valigetta di pronto soccorso” è azzeccata.
Il prompt genera tre micro-attività della durata indicativa di 15-20 minuti: una per Italiano, una per Matematica e una interdisciplinare o dedicata al metodo di studio. Le attività possono essere svolte con un singolo alunno, con una coppia oppure con un piccolo gruppo.
La cosa interessante è che non vengono concepite come semplici schede di esercizi.
Il prompt chiede infatti di trasformarle, quando opportuno, in giochi, sfide a tempo, enigmi o attività cooperative, fornendo anche materiali, passaggi operativi, modalità di autovalutazione e una variante più semplice o più sfidante.
Immaginiamo, per esempio, che durante la settimana l’insegnante si accorga che alcuni bambini continuano ad avere difficoltà nel comprendere un testo e nel recuperare informazioni esplicite.
Invece di chiedere genericamente all’AI “preparami un’attività di recupero”, può aggiornare poche righe del prompt e ottenere una piccola attività da svolgere il venerdì con un gruppo ristretto.
L'AI, in questo caso, non decide che cosa deve essere recuperato. È il docente a segnalare il bisogno. L’AI aiuta a costruire una possibile risposta didattica.
È una distinzione che vale la pena mantenere ben presente.
3. Verifica e interrogazione: due versioni, una per gli alunni e una per il docente
Il terzo prompt completa il sistema occupandosi della valutazione.
Qui l’obiettivo è ancora una volta evitare che ChatGPT “inventi” il percorso della classe.
Il docente indica gli argomenti realmente affrontati, il tipo di verifica desiderata e, quando necessario, durata, obiettivi ed esigenze particolari.
Il prompt chiede quindi di produrre due sezioni distinte: una versione pulita per gli alunni, priva di soluzioni, e una versione per il docente, con soluzioni, criteri di correzione, obiettivi verificati e, quando utile, una griglia sintetica.
Anche in questo caso trovo interessante la logica di fondo: l’AI non dovrebbe decidere autonomamente che cosa abbiamo insegnato.
Il prompt stabilisce infatti che devono essere utilizzati esclusivamente gli argomenti indicati dal docente come effettivamente svolti, evitando di introdurre contenuti che presuppongano conoscenze non dichiarate. E la guida arriva a inserire controlli piuttosto dettagliati sulla coerenza tra esercizi, obiettivi, tempi, punteggi e soluzioni.
Un’attenzione particolarmente utile riguarda proprio le verifiche generate dall’AI: la versione per l’alunno e quella per il docente devono corrispondere esattamente e tutte le soluzioni devono essere ricontrollate prima dell’utilizzo.
La parte che considero più importante: i “freni”
A mio parere, però, la parte più interessante della guida non sono nemmeno i tre prompt, sono le regole che li governano.
Chi utilizza abitualmente l’AI sa quanto sia facile ottenere una risposta apparentemente convincente che contiene però informazioni inventate, presupposti non dichiarati o adattamenti costruiti sulla base di caratteristiche degli alunni che il docente non ha mai comunicato.
Qui Sabbatini prova a mettere alcuni argini direttamente dentro l'architettura dei prompt.
La guida stabilisce, tra le altre cose, che le informazioni fornite dal docente abbiano priorità sulle ipotesi generali del modello; che non vengano inventati nomi, diagnosi, difficoltà, risultati, argomenti già svolti, materiali, link o titoli di video; che, in caso di dati mancanti, questi non vengano trasformati in fatti; che non vengano formulate diagnosi sugli alunni e che vengano utilizzate soltanto le informazioni personali realmente necessarie.
Sono regole che considero fondamentali quando parliamo di AI a scuola. E soprattutto sono un buon esempio di una cosa che spesso dimentichiamo: la qualità di un sistema di AI dipende anche dal modo in cui costruiamo il contesto e i vincoli entro i quali deve lavorare.
C'è poi un altro aspetto che mi piace particolarmente.
La guida utilizza l’idea di un “profilo stabile e memoria didattica della classe”, ma contemporaneamente chiarisce che l’AI non deve fingere di conoscere l’evoluzione degli alunni.
Il docente conserva una descrizione generale della classe e può annotare eventuali bisogni didattici; ogni settimana aggiunge poi le informazioni più recenti. Se l’aggiornamento settimanale modifica o integra una situazione precedente, è proprio quell’informazione più recente ad avere priorità.
Mi sembra un modo molto più realistico di parlare di “memoria” dell’AI nella didattica. Non una macchina che “conosce i bambini”, ma uno strumento che riceve dal docente le informazioni necessarie per lavorare su una situazione didattica aggiornata. E questa distinzione, soprattutto quando entrano in gioco dati personali e informazioni sugli alunni, è fondamentale.
Un piccolo sistema operativo per l’insegnante
Alla fine, quello che Felice Sabbatini propone non è semplicemente una raccolta di tre prompt. È quasi un piccolo sistema operativo settimanale per l’utilizzo dell’AI nella progettazione didattica.
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Lunedì: progettazione con la Doppia Corsia.
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Durante la settimana: se emerge una difficoltà, si apre la Valigetta di Pronto Soccorso.
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Quando serve: si utilizza il terzo prompt per costruire una verifica o preparare un’interrogazione.
La guida riassume proprio questa sequenza come una procedura ricorrente e suggerisce, dopo aver ricevuto il risultato, di non ricominciare necessariamente da capo, ma di chiedere all’AI modifiche precise mantenendo l’obiettivo iniziale.
È una prospettiva che condivido: l’AI diventa più interessante quando entra nei processi, non quando viene utilizzata soltanto per produrre singoli contenuti.
Una risorsa da usare, però, con una regola fondamentale
Naturalmente, “prompt pronto all’uso” non significa “materiale pronto da utilizzare senza controlli”. Anzi, direi esattamente il contrario. Più il prompt è strutturato e più è importante che il docente continui a verificare il risultato.
La stessa guida lo ribadisce più volte: il materiale prodotto deve essere letto, adattato e verificato prima di essere portato in classe. Ed è proprio qui che, secondo me, si colloca il valore più interessante di questa proposta.
Non nell’idea di delegare all’AI la programmazione, ma nel tentativo di ridurre il tempo necessario per trasformare una decisione didattica del docente in una proposta concreta, mantenendo però la regia pedagogica nelle mani dell’insegnante.
Del resto, è lo stesso obiettivo dichiarato nelle conclusioni della guida: non sostituire l’insegnante, ma rendere più veloce il passaggio da un’indicazione didattica a una proposta operativa.
Ed è forse proprio questo il punto da cui partire quando parliamo seriamente di Intelligenza Artificiale nella scuola primaria. Non chiedersi soltanto “che cosa può fare l’AI?”, ma soprattutto: “Quale parte del mio lavoro posso farle svolgere meglio e più velocemente, senza cedere la regia didattica?”
La guida di Felice Sabbatini prova a dare una risposta molto concreta a questa domanda.
Per chi vuole sperimentare, può essere un interessante punto di partenza: tre prompt, una procedura semplice e soprattutto una precisa idea di ruolo dell'insegnante.
L'AI prepara, propone, adatta, il docente decide.
Scarica la guida ai prompt schedulati
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